Francesco “Ciccio” Famoso (1957–2017)

Nel pantheon del tifo rossazzurro, nessuna figura ha incarnato l’essenza antropologica, la viscerale passione e la dedizione assoluta ai colori del Catania quanto Francesco “Ciccio” Famoso, noto in tutta Italia con il soprannome di “Ciccio Falange”.

Scomparso all’inizio di febbraio 2017 all’età di sessant’anni dopo una lunga malattia, Famoso è stato per quasi quarant’anni il punto di riferimento carismatico dell’intero movimento ultras etneo, l’unico leader a cui la curva abbia mai dedicato un coro personale cantato all’unisono da tutto lo stadio:

«Ciccio è qua, e canta con gli ultrà!» / «Ciccio, Ciccio è il capo degli Ultrà!»


1. La Fondazione della Falange d’Assalto (1979)

Cresciuto nei vicoli popolari del rione Castello Ursino, nel 1979 Famoso diede vita alla Falange d’Assalto, primo storico gruppo ultras di Catania, stabilendone la sede al centro della Curva Nord:

  • Basso di statura, barba fluente, sguardo magnetico e voce roca e inconfondibile al megafono, Famoso rappresentava un calcio popolare e genuino, vissuto come una scelta totale di vita.
  • Al vecchio Cibali le sue esortazioni in dialetto strettissimo («Au carusi, cama fari! Auuuu fozza: tifate!») e l’intonazione dell’inno identitario («Perché il vulcano è la terra che amiamo…») erano capaci di trascinare all’entusiasmo anche le tribune più tiepide.
  • A lui si deve il motto divenuto celebre manifesto generazionale: «Primi a nascere, ultimi a morire».

2. Le Battaglie Civili e l’Incatenamento alla FIGC (1993)

La militanza di Ciccio Famoso trascendeva i novanta minuti della domenica:

  • Nell’estate del 1993, di fronte alla radiazione del club deliberata dalla FIGC di Antonio Matarrese, Famoso scese in trincea a difesa del Cavaliere Angelo Massimino.
  • Guidò il presidio dei tifosi al TAR di Milano e si rese protagonista di un gesto clamoroso: si incatenò ai cancelli della sede federale di Roma insieme a compagni storici quali Pippo Tarraresu, Giovanni Pavone e Michele Romeo, costringendo i media nazionali a occuparsi del caso Catania.
  • Nei confronti dei giovani cronisti che si affacciavano all’ambiente rossazzurro (come nel ritiro dell’hotel Poggio Ducale nel 1988), Famoso si poneva come severo custode dell’ortodossia del club: «Sembri un carusu onestu, ma sei troppo giovane per capire la storia del Catania. Studiala, io ti tengo d’occhio. Non da nemico, da severo esaminatore».
  • Celebre rimase anche la sua battuta ironica e leale rivolta al decano dei cronisti palermitani Gaetano Sconzo: «Quannu valissi vossia, su nun fussi palermitano».

3. L’Omaggio Nazionale ed Europeo alle Esequie (Febbraio 2017)

La statura etica di Ciccio Famoso nel mondo ultras si è manifestata in maniera eccezionale nei giorni del suo commiato:

  • Durante la degenza in ospedale, delegazioni di curve storicamente rivali si sono recate personalmente al suo capezzale.
  • Nei giorni successivi alla morte, oltre all’omaggio sul campo del Calcio Catania e di calciatori bandiera come Davide Baiocco e Adrian Ricchiuti, striscioni di cordoglio sono stati esposti negli stadi di Genova, Napoli, Parma e Benevento, nella Südtribüne del Borussia Dortmund e del Bayern Monaco, e — fatto senza precedenti nella storia ultras — persino nelle curve delle acerrime rivali storiche: Palermo, Messina e Siracusa.

Fonti Certificate

  1. La Sicilia, Falange d’Assalto perde il suo leader: morto Ciccio Famoso, 2-3 febbraio 2017.
  2. MeridioNews, Ultras Catania, scomparso Ciccio Falange Famoso, 2017.
  3. LiveSicilia, Chiedi chi era Ciccio Famoso, febbraio 2017.
  4. CalcioCatania.com, Questo era Ciccio, il capo ultrà del Catania, febbraio 2017.